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Paragrafo 5 . La "coesistenza pacifica".

     
Nel  corso della seconda met degli anni Cinquanta, superata  la  fase
pi  acuta  della  guerra fredda, ebbe inizio un periodo  di  relativa
distensione   delle  relazioni  internazionali.   USA   e   URSS   non
rinunciarono  a  competere,  continuando la  corsa  agli  armamenti  e
consolidando  il proprio potere all'interno delle rispettive  aree  di
influenza,  che cercarono anche di estendere, contemporaneamente  per
attenuarono  la  diffidenza  reciproca e  mostrarono  disponibilit  a
convivere pacificamente.
     Uno   dei   fattori   che  contribuirono  a  determinare   questa
situazione  furono  i  cambiamenti al  vertice  dell'Unione  Sovietica
verificatisi  dopo la morte di Stalin (1953). Il nuovo segretario  del
partito  comunista  sovietico,  infatti,  Nikita  Sergeevic  Kruscev,
adott  una  linea di politica estera basata proprio  sull'idea  della
cosiddetta  "coesistenza pacifica", che avrebbe dovuto consentire  una
libera   competizione  economica  tra  paesi  con  differente   regime
politico.
     Contemporaneamente    venne   avviata    anche    una    parziale
liberalizzazione  interna, attraverso lo smantellamento  dell'apparato
repressivo staliniano,
     
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     la  liberazione di alcuni prigionieri politici e la denuncia  dei
crimini  compiuti da Stalin, fatta dallo stesso Kruscev  al  ventesimo
congresso del PCUS nel 1956.
     L'idea  della  coesistenza  pacifica  era  collegata  anche  alla
"stabilizzazione"  all'interno  del blocco  occidentale  e  di  quello
orientale.  Il  primo  appariva complessivamente  omogeneo  sul  piano
politico  ed  economicamente in crescita, sotto la guida  degli  Stati
Uniti;  altrettanto compatto era il blocco orientale, dove nel  giugno
del  1953  l'Unione  Sovietica  aveva  confermato  la  sua  indiscussa
supremazia  inviando contingenti del proprio esercito a  Berlino  est,
dove  venne repressa nel sangue la rivolta degli operai che chiedevano
migliori  condizioni di vita. URSS e USA, oltre ad  essere  ugualmente
capaci  di  tenere  sotto controllo le rispettive zone  di  influenza,
possedevano   ormai  un  potenziale  bellico  pressoch   equivalente.
L'Unione Sovietica, infatti, aveva notevolmente potenziato la flotta e
l'aviazione ed era riuscita a produrre sia la bomba atomica (1949) che
quella all'idrogeno (1953, un anno dopo gli Stati Uniti), ponendo fine
al   monopolio   nucleare  americano.  Le  due  superpotenze   dunque,
consapevoli l'una della forza politica e militare dell'altra, finirono
per assumere un atteggiamento di reciproca legittimazione.
     I  primi significativi segnali di distensione si ebbero a partire
dal   1955,   quando  le  quattro  potenze  vincitrici  della   guerra
raggiunsero  finalmente un accordo per la firma del trattato  di  pace
con  l'Austria  (l'URSS rinunci alla richiesta  di  mantenere  truppe
d'occupazione e le potenze occidentali si impegnarono a  garantire  la
neutralit  del  paese) e l'Unione Sovietica riconobbe  la  repubblica
federale   tedesca.   In   quello  stesso  anno   Kruscev   avvi   la
riconciliazione con Tito, andando a Belgrado, dove attribu  a  Stalin
la  responsabilit della rottura del 1948 e riconobbe alla  Iugoslavia
il    pieno   diritto   all'autonomia.   Testimonianza   di   maggiore
disponibilit fu anche lo scioglimento del Cominform, deciso nel 1956.
     Nel  luglio  del 1955, a Ginevra, i capi di stato  e  di  governo
delle  potenze vincitrici si incontrarono per la prima volta  dopo  la
fine del conflitto, per trattare la questione dei rapporti tra est  ed
ovest  e  in  particolare  il  problema  della  Germania.  Bench   la
conferenza  si concludesse senza accordi concreti, da essa  emerse  la
disponibilit delle due superpotenze ad accettare la situazione  quale
si era determinata con la stabilizzazione all'interno dei due blocchi.
     Il  processo  di  distensione sembr interrompersi  nel  1956  in
seguito  ai  contrasti  tra Mosca ed alcuni dei paesi  satelliti,  nei
quali  la  destalinizzazione (vedi paragrafo 7)  aveva  alimentato  le
aspirazioni ad una maggiore libert e a un allentamento dei legami con
l'URSS. In Polonia l'iniziativa fu assunta dagli operai di Poznan  nel
giugno  del  1956  con  una  sollevazione,  che  venne  soffocata  con
l'intervento  delle  truppe  sovietiche. Il  dilagare  della  protesta
convinse  per  Mosca  ad  optare per una  soluzione  non  repressiva,
acconsentendo, il 21 ottobre 1956, la reintegrazione a segretario  del
partito comunista polacco di Wladislaw Gomulka, che avvi una parziale
liberalizzazione senza mettere in discussione l'alleanza con  l'Unione
Sovietica.
     In   Ungheria   l'eco   dei  fatti  di  Polonia   fece   crescere
l'agitazione  popolare,  determinata dalla destalinizzazione  e  dalle
pessime  condizioni di vita, e port alla formazione,  il  24  ottobre
1956, di un governo presieduto da Imre Nagy, comunista di orientamento
liberale. Il nuovo leader, sotto la spinta del
     
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     moto  che  aveva  assunto il carattere di insurrezione  nazionale
antisovietica,  il  1  novembre si dichiar pronto  a  proclamare  la
neutralit dell'Ungheria e a chiederne l'uscita dal Patto di Varsavia.
Ma  nella  notte  tra  il 3 e il 4 novembre i carri  armati  sovietici
entrarono  in  territorio magiaro e dopo alcuni giorni  di  sanguinosi
scontri   annientarono  le  forze  ungheresi.  Segu   una   durissima
repressione  (condanne  a  morte, pene detentive,  quasi  duecentomila
esiliati);  Imre  Nagy  venne  arrestato e  successivamente  fucilato,
mentre a capo del partito e del governo venne collocato Jnos Kdr.
     L'intervento  sovietico in Ungheria venne  aspramente  condannato
dagli  stati  occidentali,  i  quali per  si  limitarono  a  proteste
formali,   confermando   cos  una  sostanziale   accettazione   della
situazione  di  fatto; mentre molti simpatizzanti  e  sostenitori  del
comunismo in occidente presero le distanze dalla politica sovietica.
     L'attenzione   mondiale  d'altra  parte  si  era  nel   frattempo
spostata  su  una crisi internazionale insorta nel Medio  Oriente.  In
Egitto,  nel 1952 era stata rovesciata la monarchia, e il nuovo  stato
repubblicano,   guidato   da  Gamal  Abdel   Nasser,   esponente   del
nazionalismo  egiziano,  aveva cercato di liberarsi  da  ogni  residua
dipendenza  dalle vecchie potenze coloniali, tanto che nel 1954  aveva
ottenuto lo sgombero delle truppe britanniche dalla zona del canale di
Suez;  contemporaneamente aveva ottenuto aiuti  economici  e  militari
dall'URSS.  Nel  1956 gli Stati Uniti, preoccupati per l'avvicinamento
dell'Egitto  all'Unione Sovietica e spinti dalla Francia che  accusava
Nasser  di  fomentare  la  rivolta  araba  in  Algeria,  bloccarono  i
finanziamenti  per  la  costruzione della  colossale  diga  di  Assuan
sull'alto  Nilo,  indispensabile  per  l'elettrificazione  del  paese.
Nasser  reag  immediatamente  decidendo  la  nazionalizzazione  della
compagnia  del  canale  di Suez a prevalente capitale  anglo-francese.
Francia e Inghilterra, d'accordo con Israele, aggredirono l'Egitto: le
truppe  israeliane  occuparono  la  penisola  del  Sinai,  mentre   un
contingente anglo-francese sbarc nella zona del canale. Lo scopo  era
quello di provocare la caduta di Nasser, ma ci non si verific poich
si  opposero  in modo deciso sia gli Stati Uniti, i quali temevano  un
allontanamento del mondo arabo dall'occidente, sia l'Unione Sovietica,
che  aveva  gi fornito aiuti economici all'Egitto: i primi  ottennero
dal  consiglio  di  sicurezza  dell'ONU  l'ingiunzione  dell'immediato
ritiro  degli  invasori; Mosca minacci addirittura  rappresaglie  con
l'impiego  di armi atomiche. Inglesi, francesi e israeliani  dovettero
quindi  ritirarsi dai territori occupati; Nasser acquis  un  notevole
prestigio  personale,  che  contribuir a farlo  diventare  una  delle
figure pi stimate nel mondo islamico.
